un testo di Pietro Blengino (Caporedattore della newsletter OT Osservatorio sul Terrorismo, componente del Consiglio Direttivo di A.N.S.S.A.I.F. la più importante associazione di esperti di sicurezza bancaria e finanziaria italiana nonché componente del Comitato Guida OSSIF – A.B.I. Associazione Bancaria Italiana)

C’è del male personale e sociale da sradicare e del bene, visibile o, com’è più probabile, non visibile, da esaltare. Ma c’è, in tutta evidenza, lo squallido spettacolo della violenza, sempre meno episodico, purtroppo, sempre più finalizzato alla degradazione e all’imbarbarimento della vita, di fronte al quale è nostro dovere prendere posizione. Ne sono corrose le basi della convivenza civile ed è messo in causa lo Stato.
Aldo Moro
(da “Agire uniti nella diversità”, Il Giorno, 10 aprile 1977)

La citazione è risalente a poco più di un anno prima della sua tragica scomparsa di cui ricorre oggi il quarantesimo anniversario e ci è parsa essere, nella ricchezza della sua eredità culturale, quella che meglio rappresenta lo sforzo per guidare la nostra azione quotidiana.

Da tempo avviato un percorso di analisi e approfondimento di un fenomeno quale quello del terrorismo che pur presentando mille sfaccettature è volto a distruggere le basi stesso del nostro vivere civile, della nostra cultura intesa come valori e della nostra democrazia.

Non vogliamo dilungarci oltre, non è nel nostro stile, ma consentiteci due considerazioni.

La prima quella che nei giorni scorsi l’E.T.A. ha annunciato la fine della sua ragion d’essere e a quasi 60 anni dalla sua fondazione per combattere il franchismo ha definitivamente annunciato la chiusura di un ciclo storico, proprio e comune alle esperienze di altri paesi occidentali quali l’Italia, la Grecia, la Germania e non ultima l’Inghilterra con l’I. R. A.

Lasciando da parte il versante giudiziale con l’accertamento se possibile delle responsabilità penali a questo punto diventa importante la ricostruzione della verità storica, l’involuzione di un’organizzazione nata nel 1958 per combattere una dittatura, la scelta del terrorismo e la progressiva perdita di legami con la popolazione di cui perseguiva la “liberazione” e l “’indipendenza”.

Un altro elemento che ci colpisce è quello che con l’E.T.A. si chiude l’epoca dei gruppi terroristici che avevano preso di mira l’entità statuale del singolo Paese.

Il nemico è lo Stato in quanto oppressore di classe di una minoranza politica e/o religiosa ovvero di classi sociali relegate in posizioni subordinate. Il nuovo terrorismo vive anch’esso una fase di globalizzazione in cui il nemico è un sistema socio – culturale che a livello mondiale opprime una grande massa di individui di fede musulmana.

La seconda è un episodio minore avvenuto a Torino agli inizi degli anni ‘80 nella periferia sud della città. I Carabinieri del Gen. Dalla Chiesa hanno individuato una coppia di terroristi, li seguono e li arrestano nella zona di Piazza Bengasi.

L’azione è talmente rapida ed efficace che i due terroristi non hanno la minima possibilità di reazione. Uno di loro rilascia un’unica dichiarazione: “se avessimo saputo fin dall’inizio che eravate così non avremmo neanche iniziato”. In queste parole e nella loro semplicità crediamo sia racchiusa l’essenza della lotta al terrorismo: capacità di comprendere i fenomeni e di approntare reazioni adeguate.

Non si tratta solo di forza, pur se costituisce una condizione imprescindibile, ma anche di coinvolgimento di tutti nella reazione e nel contrasto di una minaccia alla nostra vita così come l’abbiamo concepita finora.

Una lettura che va nella direzione del cambiamento, non tanto dal punto di vista squisitamente operativo, ma soprattutto dal punto di vista culturale, rilanciando un modello collegiale e strategico sotto l’antico motto dei moschettieri: “tutti per uno e uno per tutti!”.

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